Se il laboratorio dichiara il campione «non conforme», significa che uno o più parametri superano i limiti di legge per le acque destinate al consumo umano (Allegato I del D.Lgs. 18/2023 e s.m.i.): così com’è, l’acqua non è idonea al consumo. Il referto dice cosa non va; non dice come risolverlo. Ecco come muoversi.

Prima cosa: prudenza sull’uso dell’acqua

In presenza di contaminazione microbiologica (per esempio Escherichia coli), l’acqua non trattata non va bevuta né usata per cucinare o per attività a rischio di ingestione, finché non è messa in sicurezza. È il caso in cui la disinfezione va risolta a monte, su tutta la fornitura.

Leggere il referto: non tutti i superamenti pesano uguale

I parametri si dividono in due famiglie. I parametri chimici (Parte B dell’Allegato I) — come arsenico e fluoruro — hanno rilievo sanitario e sono prioritari. I parametri indicatori (Parte C) — come manganese, ferro, solfato, torbidità — segnalano la qualità complessiva dell’acqua e vanno comunque corretti, ma con un peso sanitario diverso. Distinguere i due gruppi aiuta a capire l’urgenza.

Da «non conforme» a «conforme»: il trattamento si sceglie sul parametro

Ogni superamento ha la sua barriera: la disinfezione per i batteri, il filtro catalitico per ferro e manganese, l’osmosi inversa per arsenico, fluoruro e solfato. Quando i superamenti sono più d’uno — è la norma — la soluzione è un treno di trattamento integrato, progettato sui tuoi valori. Una panoramica completa degli stadi è nella pagina come rendere potabile l’acqua del pozzo.

Cosa non fare

Non comprare un impianto «a caso» sperando che risolva: rischi di spendere e restare fuori norma. Non ignorare il referto: il problema di un pozzo è permanente finché non lo tratti. Se i parametri fuori norma sono arsenico, fluoruro o manganese, l’origine è quasi sempre geologica e la situazione non si risolve da sola.

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A cura di Riccardo Girardelli, titolare di Green Power S.r.l. — oltre 25 anni nel trattamento delle acque, oltre 1.000 interventi certificati.